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Unione Europea, dal 23 marzo in vigore il nuovo regolamento sul marchio

È partita una profonda riforma delle procedure riguardanti l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno

 

È partita il 23 marzo una profonda riforma delle procedure riguardanti l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno, l’Ente che fino a pochi giorni fa si occupava di gestire tutta la materia riguardante i marchi comunitari.
Dopo vent'anni dalla sua entrata in vigore oggi assistiamo ad un cambiamento ancor più profondo del regolamento: cambiano infatti nome, costi e si armonizzano definitivamente le liste di prodotti e servizi di tutti i marchi registrati.

 

Andando per ordine, il marchio non si chiama più “Community trademark” (o marchio comunitario) ma prende il nome di European Union trademark (marchio dell’Unione Europea), e l’UAMI diventa lo European Intellectual Property Office (EUIPO), con la variazione del sito internet ufficiale www.euipo.europa.eu e di tutti gli indirizzi email collegati.

 

Il Community trademark (CTM), al cui nuovo nome di European Union trademark (EUTM) dovremo iniziare ad abituarci, è nato nel 1996 e consente di tutelare il proprio marchio attraverso un’unica procedura di deposito, di rilascio e di rinnovo che estende la sua protezione in tutti i Paesi dell’Unione Europea garantendo, ad ogni allargamento ad un nuovo Stato, l'estensione automatica della protezione.

 

Un mezzo importante per le imprese, che riduce i costi e aumenta la tutela garantita.

Per quanto riguarda i costi, si passa ad un metodo "pay per class" che sostituisce il vecchio sistema che prevedeva il pagamento di una tassa di 900,00 euro che comprendeva la designazione fino a tre classi di prodotti/servizi da sommarsi a 150,00 euro per ogni classe supplementare.

 

Con la nuova impostazione, designare una sola classe costerà 850,00 euro; per poter disporre di una seconda si dovranno pagare 50 euro e 150,00 per ogni classe oltre la terza. Questi nuovi scaglioni penalizzano lievemente chi sceglierà di designare almeno tre classi, ma consentono un risparmio a chi proteggerà una sola classe (che ad oggi, con circa 495.000 domande, rappresentano il 32,40% del totale dei marchi depositati dal 1996).

 

Ma la vera novità di questa riforma riguarda però l'armonizzazione delle liste di prodotti e servizi di tutti i marchi. Dovranno infatti essere modificate tutte quelle liste che, prima del 22 giugno 2012, erano state compilate designando tutta la classe attraverso l'utilizzo del titolo. Se i prodotti non verranno specificati entro settembre, si correrà il rischio di vedere ridotta la protezione al significato letterale del titolo della classe, alla quale non sarà più associata un'interpretazione inclusiva di tutti i prodotti. Il mancato aggiornamento rischierà di esporre i titolari dei marchi più vecchi sia alla perdita di tutela derivante da richieste di annullamento per non uso, sia al rischio di avere le mani legate rispetto a nuovi marchi simili che scelgano di designare prodotti affini, mettendo dunque a repentaglio anni di investimenti.

 

La specifica obbligatoria dei prodotti, permetterà però di limitare al minimo eventuali sovrapposizioni tra marchi che possano essere foneticamente simili o identici, scongiurando gran parte delle opposizioni da parte di titolari di diritti anteriori.

 

Un restyling dunque che, come tutte le riforme, comporterà qualche grattacapo legato agli adeguamenti ed agli aggiornamenti delle banche dati delle imprese, ma che dall'altro si muove nella giusta direzione di una tutela correttamente circoscritta e di una riduzione dei costi che, seppur limitata, in questo periodo è comunque un avvenimento raro e ben gradito.